Partita IVA regime dei minimi

Il regime dei minimi è un regime di partita IVA agevolata in via di estinzione, oggi sostituito dall’attuale regime forfetario. Pertanto, chi apre oggi la partita IVA non può più aderirvi, mentre rimane in essere per chi aveva potuto aderire in passato e non ha perso i requisiti di legge.

Chi risulta ancora titolare di una partita IVA nel regime dei minimi non è soggetto a IVA, deve attenersi a un fatturato annuo di 30.000 euro massimo, non può ingaggiare collaboratori e non può sostenere investimenti per più di 15.000 euro in un triennio. Inoltre, pur non avendo l’obbligo di tenere i libri contabili, deve conservare le fatture emesse e quelle relative ad acquisti e spese inerenti l’attività, poiché il calcolo delle tasse si basa sul reddito.

Le imposte dovute sono calcolate sulla differenza tra ricavi e costi, e sono pari al 5%. All’imposta sostitutiva vanno però aggiunti i contributi previdenziali, da versare all’INPS oppure alla cassa previdenziale professionale del lavoratore. Le imposte sono sempre calcolate sull’imponibile, infatti i lavoratori nel vecchio regime dei minimi possono godere di alcune deduzioni a patto che si tratti di spese legate al proprio lavoro o di natura promiscua.